La chimica in sardegna e la politica romana

Salve a tutti,

 

ieri sera, come ogni giovedì, è andato in onda su rai2 (ancora non lo hanno chiuso) Annozero. La puntata era intitolata “il profeta” e come ospite d’ “eccezione” (si fa per dire) c’ era il ministro dell’ economia e finanze Giulio “Tremorti” Tremonti; si parlava di federelismo fiscale, crisi economica e conseguenze annesse. Una di queste riguarda il settore della chimica in Italia: la chiusura della “Vinlys” di Porto Torres, azienda che produce PVC (polivinilcloruro). Bene, anzi malissimo… ora qualcuno di voi si chiederà non tanto cosa sia questa sostanza (peraltro vi posso dire che si tratta di un polimero di natura plastica) piuttosto perché è importante come sostanza: ebbene con il PVC si realizzano tubi per l’ acqua potabile, giunture di tubazioni, valvole, pellicola per imballaggi, pavimenti vinilici, profili di finestre, indumenti ignifughi (resistenti al fuoco) e chissà cos’ altro dimentico.

Avrete dunque capito che si tratta di una sostanza molto importante al giorno d’ oggi, soprattutto per un paese come l’ Italia che -stando al brusio di voci della casta in parlamento- vuole uscire dalla crisi economica potenziando le industrie e facendo tutto il possibile per non farle chiudere. Ci dobbiamo credere??? Già la chimica in Italia non se la passa bene già da circa 50 anni, ora chiudere un grande centro di produzione, a cui sono legate altre industrie che poi lavorano il PVC grezzo, sarebbe un grande salto indietro per la nostra economia in quanto dovremmo importare poi il PVC da Germania e Francia che ora sono nostre concorrenti.

Vi allego il link del video ove un giornalista, Corrado Formigli, intervista gli operai in protesta:

 

http://www.annozero.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-891b8838-f4fd-4d33-b1ef-e25ec5a43495-annozero.html?p=0

 

se ascoltate bene capirete che c’ entra anche l’ ENI, in quanto fornisce alla Vinlys il dicloroetano, materia prima per produrre PVC, ora l’ Ente Nazionale Idrocarburi è sotto controllo statale per il 30% non sarà il 51% ma penso che il Governo possa fare qualcosa, voi che dite? Visto che alla Fiat sono stati dati continui aiuti statali, perché non fare lo stesso nel caso del PVC sardo?????

L’ operaio ha lanciato l’ SOS al ministro tremorti (detto usato da Grillo e preso in prestito) ora il governo risponderà?????

Speriamo che tra un legittimo impedimento (il salva chiappe per lo psiconano) e l’ ennesima legge ad flagitium (scusate ma in latino sono ignorante…flagitium secondo il vocabolario italiano-latino sarebbe azione vergonosa) il Governo aiuti questi operai a non finire nella solita cassaintegrazione.

Nell’ attesa che il periodo nero passi (speriamo)…un saluto dal chimico(inside)89

 

Angelo Palazzo

 

 

La chimica in sardegna e la politica romanaultima modifica: 2010-04-09T19:18:46+00:00da chimico89
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Un pensiero su “La chimica in sardegna e la politica romana

  1. Ci lamentiamo semrpe che il nostro stato è poco Industrializzato, ma poi ci facciamo perdere sempre le nostre eccellenze. Vi ricordate l’Olivetti?? Un’azienda informatica di prim’ordine….eppure scomparve senza che nessuno ci pensasse. E ora vediamo che l’Amministratore Delegato dell’ENI, rinuncia al settore della chimica perchè lo ritiene poco interessante. Perciò non cede più la materia prima per produrre il PVC. Allora lo stato Italiano possiede ben il 30% dell’ENI e nomina , per mezzo del Presidente del Consiglio, l’amministratore Delegato….bisogna fargli il disegnino per capire che anche lo Stato è responsabile??? Basta una telefonata, visto che “Sua Emittenza” ne fa tante, ne potrebbe fare una per salvare il posto di lavoro a molti operai. Non solo quelli dell’azienda in questione, ma dell’indotto che vi sta attorno. Chi usa il PVC dovrà comprarlo dall’estero e il trasporto sarebbe costo aggiuntivo, quindi per risparmiare le aziende e sopravviere potrebbero licenziare. Ma non solo in Sardegna è una produzione d’eccellenza che andrebbe pubblicizzata, non troncata. Ricordiamoci poi che nell’economia tutta è una catena…..gli operai hanno meno soldi in tasca, quindi diminuiscono i consumi, e diminuendo i consumi diminuiscono i ricavi delle aziende, con altri licenziamenti. Queste catene ricorrono spesso nelle crisi….posiamo evitare la nascita di una almeno?

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